L'Istituto Maria Immacolata

Villa PellizzoliVilla Pellizzoli

L’Istituto Maria Immacolata dei Padri Giuseppini sorge a Montecchio Maggiore nel 1901 in località Valle, fondo di un imbuto naturale, stretto tra il Mondeo e il costone della Bastia (oggi via SS.Trinità e via Murialdo) e che al tempo degli acquazzoni regalava alle soglie dei vecchi casolari, bassi e sconnessi, acqua, melma, ciottoli e ramaglie. E via Scaranto, con l’attuale via Buonconsiglio, era la colonna vertebrale della Valle.

Ma la confluenza sociale pone centro alla Villa Pellizzoli, di stile ottocentesco con qualche richiamo neogotico, dove ai Giuseppini è data la possibilità di iniziare una lunga attività formativa e pastorale, che dura ormai un secolo.

Il legato testamentario

La storia si collega a quel testamento olografo del 26 luglio 1836, quando un certo Domenico Pellizzoli fu Giobatta, morto di colera il 17 ottobre 1836, stabilisce che, se il suo erede e nipote Giovanni Ceoloni fosse passato a miglior vita senza eredi di legittimo matrimonio, la sua facoltà – dopo un usufrutto ad altri parenti più o meno diretti – passerà a benefizio dell’Altare della Beata Vergine Maria in San Vitale di Montecchio Maggiore per la celebrazione della messa quotidiana al detto altare e per addobbo dello stesso. Affida, inoltre, l’elezione del sacerdote incaricato all’Arciprete, raccomandando che ‘fosse di buona e sana condotta morale ed abbia la confessione onde possa e debba assistere ai bisogni della chiesa’. Siamo quindi in presenza di un legato testamentario do ut des che coinvolge la parrocchia di S.Vitale; sarà la Santa Sede Pontificia, con decreto 11 settembre 1900, a ridurre la celebrazione della messa ai soli giorni di festa.

In questa casa si riuniscono il 4 marzo 1900 il dott. Domenico Zini e Angela fu Giovanni, ultimi eredi Pellizzoli, e l’arciprete mons. Antonio Simionati, con i fabbricieri Domenico Meggiolaro, Giuseppe Pilati e Giobatta Boschetti, per procedere alla consegna ed alla accettazione dei beni del lascito. A questo punto la parrocchia, consigliata dal giuseppino padre Girolamo Apolloni, pensa di chiamare a Montecchio Maggiore i padri giuseppini, che già operano a Vicenza al Patronato Leone XIIIº; l’intenzione è di affidare loro l’educazione, la cura e l’assistenza spirituale dei giovani della zona e, per chi si senta chiamato, di orientarlo alla vita ecclesiastica. Si pongono, però, alcune clausole molto chiare; uno dei religiosi dovrebbe fungere da cappellano della parrocchia, mentre gli altri raccoglierebbero i ragazzi della contrada in una sorta di oratorio maschile e festivo.Il vescovo di Vicenza mons. Antonio Ferruglio appoggia l’iniziativa con molto entusiasmo e si prodiga per coinvolgere i giuseppini di Torino. Sotto i suoi auspici in Vicenza viene siglata una apposita convenzione tra la Pia Società Torinese di San Giuseppe, nella persona del superiore padre Giulio Costantino e la fabbriceria, rappresentata dall’arciprete mons. Antonio Simionati. Con tale atto si affida alla Pia Società il legato Pellizzoli, con i suoi frutti e oneri che, finalmente, sarà onorato.

La chiesettaLa convenzione

Il documento che stabilisce la convenzione è firmato dall’arciprete mons. Antonio Simionati, dal vicario parrocchiale don Paolo Simionati, dai fabbricieri Meggiolaro Domenico, Pilati Giuseppe, Boschetti Giobatta, da padre Girolamo Apolloni per il superiore generale della pia società; in data 25 febbraio 1902, ed è controfirmato da Antonio Ferruglio vescovo di Vicenza, in data 16 dicembre 1902.

Nell’estate del 1909, direttore Padre Giuseppe Baldelli, viene eretta una nuova parte dell’Istituto, quella che sostituisce l’aggiunta neogotica di Villa Pellizzoli. Si pensa, quindi, di ampliare il fabbricato e il direttore Padre Emilio Cecco apre l’8 dicembre 1911 un’ampia cappella.

La chiesetta, che ostenta elementi gotici, viene impreziosita nell’anno 1914 di un nuovo ed elegante altare gotico e nel 1916 portali e finestre sono ridipinti ed abbelliti.Il 16 novembre 1924, direttore Padre Antonio Basso, l’Istituto si arricchisce di un nuovo fabbricato, in posizione baricentrica. In alto sulla facciata, per la prima volta, compare la grande iscrizione su pietra Istituto Maria Immacolata; sul tetto sventola il tricolore; un elegante balcone balaustrato in pietra di Montecchio sovrasta la porta d’accesso principale. Il nuovo elegante edificio permette all’Istituto di dilatare le sue tende e di abbracciare un maggior numero di convittori aspiranti alla vita religiosa e missionaria

L’Inaugurazione (27 Ottobre 1901)

Veduta da Nord/Ovest della villa con i castelliGuggino racconta; “Dalle cronache del tempo, memorabile appare il giorno dell’inaugurazione che inizia alle ore 10 precise in una giornata eccezionalmente fredda ed all’aperto, tanto che il direttore padre Antonio Basso, aprendo il discorso all’autorità ed al popolo, invoca ‘novello Giosuè’ l’arresto del sole sopra i convenuti intirizziti. Nella palestra dell’Istituto, a fare gli onori di casa ci sono l’arciprete don Antonio Bonin, il podestà avv. Riccardo Ceccato con la consorte Irma Ferrarin, il cav. uff. Giuseppe Zannato, il segretario comunale cav. Luigi Libondi, l’avv. Camerra giudice conciliatore, il direttore didattico di Arzignano maestro Agostino Agosti, il medico cav. dott. Giulio Serra, il cappellano di San Vitale don Ferruccio Dal Cortivo, il progettista geom. Celestino Verlato, il quale è festeggiato con dedica del Santo Padre Pio XIº e con enorme mazzo di bellissimi fiori freschi. Tra applausi ed ovazioni incessanti si produce la bella squadra di ginnastica del Collegio, mentre la banda del Patronato Leone XIIIº di Vicenza, sotto la direzione del maestro Bandino, intona una fantasia della Loreley con vero godimento dei presenti, seguita dal corpo dei convittori che inneggiano al Milite Ignoto. La simpatica cerimonia termina sulle note di un armonioso valzer della banda, mentre autorità, clero e popolo sono serviti di vermouth in parlatorio con ‘colazione in comune con convittori in perfetta unione di spiriti e di stomaci’..

L’ala “Murialdo”

Padre Eugenio VencatoL’ultimo sviluppo della Casa di Montecchio Maggiore è l’ala “Murialdo”, inaugurata l’8 novembre 1953. E’ direttore padre Eugenio Vencato.

Dalla rivista Vita Giuseppina del dicembre 1953 apprendiamo che “Il primo a venire alla luce fu il teatro, ampia sala seminterrata e tuttavia ariosa, necessarissima agli svaghi dei nostri giovani; sopra essa la cappella con cantoria, presbiterio e sacristia: una cappella vera da seminario, che più mani artistiche concorsero a rendere accogliente e devota. Un risalto particolare merita la decorazione marmorea del presbiterio con al centro l’altare, dono generoso di un nostro benefattore che vuole mantenersi anonimo e opera della ditta Zanconato da Chiampo, e sulla parete di fondo le tre nicchie con le statue del Sacro Cuore nel mezzo, dell’Immacolata e S.Giuseppe ai lati, opera artistica dello scultore Giordani, nostro ex allievo. Sopra la cappella, un unico dormitorio capace di una cinquantina di giovani e più ancora di aria e di luce. Accanto ai tre ambienti principali e le spaziose scale sorsero altri comodi vani, tra i quali la bella e moderna sala dei servizi igienici”.

Ala Murialdo in costruzioneUna giornata speciale di festa viene dedicata alla inaugurazione della nuova ala: domenica 8 novembre 1953. La grande giornata ha inizio con una bella messa e comunione, nella nuova cappella con celebrante il rev.mo Padre generale Luigi Casaril.

Ala Murialdo completataAlle dieci santa messa solenne celebrata dal rev.mo Padre provinciale. Poi il pranzo, offerto dalla direzione a tutti i confratelli presenti e alle maestranze dei lavori. Verso le ore quindici ha luogo la benedizione del nuovo fabbricato per mano del rev.mo Padre generale e il rituale taglio del nastro per parte del sindaco di Montecchio Maggiore avv. Peroni. Segue una ben riuscita accademia nel nuovissimo teatro. Dopo cena per i giovani e chierici viene offerta la Commedia Sior Tita paron magistralmente interpretata dalla filodrammatica Corradini di Thiene.